00:26:57 - 20/11/2017

René Girard

Girard è colui che mettendo in evidenza il legame fra l'uomo e la violenza ha mostrato come ogni istituzione umana sia debitrice di questo nesso. Egli ha messo a fuoco ciò che è evidente, ovvero la dinamica del "capro espiatorio".

Apocalisse

 La non-violenza non è un "lusso", è una necessità: l'illusione di poter controllare la violenza umana è ormai tramontata, l'unica via d'uscita è quella di rinunciare alla violenza; ma tale rinuncia deve essere non violenza, ovvero unilaterale, totale e incondizionata.

Nessuno è il "primo"

Così dice sempre il violento: "ha iniziato lui!".
Il violento è sempre secondo: c'è sempre qualcuno o qualcosa che provoca la "risposta" violenta; perché la violenza si configura sempre come "risposta", rappresaglia, vendetta, spedizione punitiva, reazione.
Nessuno fa violenza se prima non è stato "provocato".

Il Desiderio Mimetico

Girard dice che il desiderio umano "pare sempre cercare, senza fine, il proprio riflesso". Questo perché, a rigor di termini, il desiderio è "riflesso".

UGUALI

Questo null'altro diceva Cristo: siamo tutti uguali.
E non uguali perché ci assomigliamo fisicamente, o perché siamo tutti potenzialmente intelligenti, no, questo non conta nulla.
Uguali perché ognuno di noi potrebbe essere l'altro, ognuno potrebbe essere la prossima vittima: non c'è legge, non c'è statistica, può capitare a tutti, ognuno di noi può, senza preavviso, morire.
Ognuno di noi condivide il destino dell'umanità, ognuno potrebbe essere colui che la salverà.
Ogni vita così, diceva Cristo, è importante come ogni altra, anzi di più. Ogni vita è la più importante di tutte.
Tu, che leggi ora, tu sei l'essere umano più importante del mondo.
E qualunque altro lo è più di te.

La Differenza

La differenza, la distanza, fra l'uomo più grande e l'assassino è nella sfumatura che divide l'Azzurro dal Blu.
Identici.
L'uno metallico, freddo, lontano, vicino al bianco, vicino al nulla; l'altro saturo, profondo, talmente pieno da sfiorare il nero.
L'uno specchio del mondo che è, pulito, efficiente, diritto, trasparente come un velo di cristallo: inconsistente; l'altro denso come il sangue che muove ogni vita, come il mare che passa dentro alla balena e la nutre.
Lo stesso colore, Blu e Azzurro, la stessa onda di luce.
Identici.
Azzurro che vorrebbe negare l'esistenza stessa del Blu, Azzurro che si fa blu per negare la propria esistenza, Azzurro occhio di falco che vede la pagliuzza negli occhi Blu; Blu che guarda Cristo nello sguardo perduto di una mendicante sola, impaurita, con nel cuore le lacrime non piante di una vita, con il Blu nel sangue.
Identici.
Azzurro che costruisce castelli, alte mura di cinta e si eleva e si divide, Azzurro che si dipinge di Blu e costruisce cattedrali, Azzurro che si muove continuamente, si agita, urla, corre senza meta, Azzurro che avanza, Azzurro che Azzurro era all'inizio e non si è mosso di lì; Blu che, ad ogni ora del giorno, ad ogni secondo che passa, si segna, si riga del tempo, dell'odore di ogni raggio di sole che l'attraversa. E nessuna cosa che lo tocchi, poi, resta uguale e ogni cosa che l'avvicina si impregna di lui.
Blu che, immobile, spazia e riempie l'universo.
Identici.
Azzurro che rende invisibili la miseria e la morte, Azzurro che è la distanza stessa, Azzurro che ci risparmia l'agonia del Blu, del bambino che non si muove e che non balla perché ha fame, che non piange perché ha sete.
Blu che torna a casa stanco e si appoggia al letto del figlio per inventare una nuova favola ogni sera.
Azzurro che paga una baby-sitter.
Identici: lo stesso colore.
Azzurro che lo nega.
Blu che lo sa.